lunedì 17 dicembre 2007

Che cos'è la Riforma Fioroni?

E’ questa la novità più coinvolgente per il mondo studentesco: i nuovi esami di stato. Giornali, telegiornali, professori, internet: ormai non si parla d’altro. La riforma è chiara: quest’anno qualcosa cambierà, lo sanno tutti. Ma quanti studenti conoscono realmente le modifiche che saranno effettuate su questi esami? Questo modesto articolo tenterà di svelare a coloro che esigono chiarezza come cambieranno effettivamente gli esami di stato e su che cosa si articola la neo-riforma del ministro Fioroni.
Le novità più importanti apportate dal ministro Giuseppe Fioroni sono sicuramente rappresentate dall’ammissione all’esame e dal cambiamento delle commissioni esaminatrici. In che modo? Sarà il Consiglio di classe a decidere se uno studente possiede la preparazione sufficiente per sostenere l'esame di maturità. Ritorna dunque l’ammissione agli esami di stato abolita di fatto dalla Riforma a riguardo apportata da Enrico Berlinguer del 1999. Inoltre, tra le polemiche più violente e sentite è stata quella che esclude dall’ammissione gli studenti che non hanno superato il debito formativo relativo alle discipline del penultimo anno. Anche se questa norma contenuta nella riforma sarà di fatto applicata nel corso del prossimo biennio, tuttavia noi studenti ci siamo subiti sentiti chiamati a rifletterne gli aspetti legati al nostro impegno. Quindi, per fare un esempio, se un ragazzo, nel prossimo biennio, non avrà superato il debito di greco e/o di matematica relativo agli argomenti del quarto anno, non potrà presentarsi alla commissione d’esame.
Le commissioni. Cambia, come ha più volte preannunciato il ministro, la composizione delle commissioni giudicatrici. Si ritorna alla commissione composta per metà (3 o 4 professori) da docenti esterni e per la rimanente metà da membri interni. Cambia anche la modalità di assegnazione del presidente, che fino a quest'anno - dovendo seguire anche i lavori di 15 classi - era ridotto al ruolo di un semplice notaio. La proposta del nuovo inquilino di viale Trastevere è quella di prevedere un presidente (possibilmente docente universitario) ogni due classi, o al massimo 70 candidati.
Le prove. Novità anche nelle prove d'esame. I destinatari delle novità saranno gli studenti degli istituti tecnici e professionali, che rappresentano comunque la maggioranza dei maturandi. La seconda prova, quella di indirizzo - che in genere prevede lo svolgimento di un progetto o la risoluzione di un problema riguardante le materie specifiche dell'ultimo anno - diventerà una prova da svolgere in laboratorio anche in più di un solo giorno. Un modello simile a quello attualmente in vigore per i licei artistici e gli istituti d'arte che svolgono la seconda prova i tre giorni. Saranno inoltre abolite le cosiddette prove Invalsi - test uguali per tutte le scuole superiori della Penisola - introdotte, ma ancora mai attivate, dall'ex ministro Moratti nella riforma della scuola secondaria di secondo grado.
Esterni e “saltanti“. Nuove regole anche per i candidati esterni (coloro che si presentano agli esami senza avere seguito neppure un giorno di lezione) e per i cosiddetti 'saltanti' per merito (coloro che, ottenuta la promozione al quarto anno con almeno 8 in tutte le discipline, dopo qualche settimana si possono presentare direttamente agli esami di Stato senza frequentare la quinta classe. Questi ultimi, oltre ad avere riportato 8 in tutte le discipline in quarta, dovranno avere la media del 7 negli anni precedenti e avere una carriera scolastica immacolata: neppure una bocciatura. I decreti delegati. Il ministro Fioroni ha inoltre illustrato le linee generali di due decreti delegati che proporrà al Parlamento. Il primo riguarda borse di studio (per circa 5 milioni di euro) riguardanti i diplomati più meritevoli, le cui modalità saranno come è ovvio stabilite successivamente. Il secondo riguarda una più stretta collaborazione tra i ministeri della Pubblica istruzione e quello dell'Università. All'ultimo anno della scuola superiore per meglio orientare le scelte dei ragazzi in vista della facoltà, docenti universitari dovrebbero recarsi a scuola per spiegare direttamente ai ragazzi materie e prospettive di lavoro delle varie facoltà universitarie. E professori della scuola dovrebbero contribuire alla formulazione dei test di ammissione all'università che tanto fanno discutere per la selezione che fanno anche degli alunni che sono usciti col massimo dei voti dalla scuola.
Se sia giusta o sbagliata questa riforma, probabilmente non lo sapremo mai: l’etica e la divisione ideologica tra adulti e giovani, tra professori e studenti sono problemi alquanto sostanziali. Due cose sono comunque certe: 1 -se per la totalità degli studenti questa riforma appare sbagliata o ingiusta sarà certamente compito non solo delle Consulte e delle Parlamento Regionale degli Studenti , ma sarà anche degli stessi studenti trovare una soluzione a questi quesiti; 2- l‘etica comune e il buon senso ci spingono a capire che uno studente abituato per tre (anzi cinque) anni ad un particolare tipo di esame non può essere soggetto dall‘oggi al domani ad un cambiamento repentino delle proprie aspettative (specie in una fase fondamentale per la sua vita e per la sua crescita): il nostro intento è cercare un modo razionale e concreto in cui venire incontro a queste particolari tematiche; perché i nostri migliori rappresentanti , come purtroppo dimostra questa indifferente classe politica, non sono quasi mai gli altri , ma sempre noi stessi.

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